C’è chi, davanti a una pozzanghera, prende la rincorsa e si lancia senza esitazione.

E c’è chi si blocca davanti a una bacinella, come se fosse un confine invalicabile.

L’acqua, per gli animali, non è mai un elemento neutro.

È uno stimolo potente, capace di evocare istinti antichi, ma anche paure profonde.

E il modo in cui un animale reagisce dice molto più di quanto sembri.


🌊 L’acqua non è “piacere” o “paura”: è percezione di controllo

Uno dei primi miti da sfatare è questo:

non esiste un rapporto “naturale” con l’acqua valido per tutti.

L’acqua:

  • modifica la percezione del corpo,

  • amplifica i sensi,

  • toglie appigli e stabilità,

  • altera suoni e odori.

Per un animale, entrare in acqua significa perdere o ridefinire il controllo.

Ed è proprio qui che nascono le differenze.


🧬 Quando l’acqua è istinto: una storia personale

Ho avuto un cane — un incrocio tra pastore tedesco e belga malinois — che reagiva sempre allo stesso modo:

alla vista di una pozzanghera, di un fosso, di uno specchio d’acqua qualsiasi, prendeva la rincorsa e si lanciava dentro.

Non importava:

  • che fosse inverno o estate,

  • che l’acqua fosse gelida o tiepida,

  • che piovesse o ci fosse sole.

Il comportamento era identico. Sempre.

Col tempo ho capito che non era gioco, almeno non nel senso comune del termine.

Era uno schema istintivo: attivazione, accelerazione, attraversamento.

In cani con questo patrimonio genetico, selezionati per il lavoro e l’azione, l’acqua non è un ostacolo, ma parte del terreno.

Non viene valutata come rischio, ma come stimolo operativo.

Qui l’elemento atavico è evidente:

il corpo agisce prima che la mente “valuti”.


🐕 Genetica, funzione, memoria emotiva

In molti cani da lavoro o ad alta motivazione:

  • l’acqua è associata a libertà di movimento,

  • a competenza corporea,

  • a scarico emotivo.

Se le prime esperienze sono positive e non forzate, l’acqua diventa:

  • autoregolazione,

  • conferma di sé,

  • piacere funzionale.

In questi casi la temperatura passa in secondo piano:

l’attivazione emotiva abbassa la percezione del disagio fisico.


🐶 Quando invece l’acqua diventa stress

All’estremo opposto ci sono animali che vivono l’acqua come perdita totale di controllo.

Qui non c’entra il carattere “pauroso”.

C’entrano:

  • esperienze precoci negative,

  • forzature (bagni, docce, immersioni improvvise),

  • rumori, superfici scivolose, mani che stringono.

Non è l’acqua a spaventare.

È l’esperienza emotiva associata all’acqua.

Questo spiega perché:

  • alcuni cani entrano felici in un lago ma tremano in toelettatura,

  • alcuni gatti rifiutano l’acqua ma accettano la pioggia se sono liberi di muoversi.


🐱 E il gatto? Non è vero che “odia l’acqua”

Anche qui serve precisione.

Il gatto:

  • è estremamente sensibile alla perdita di controllo,

  • odia essere bagnato senza poter decidere,

  • tollera meglio l’acqua quando mantiene autonomia e vie di fuga.

Non è un rifiuto dell’elemento.

È rifiuto della costrizione.


🧠 Acqua, memoria e attaccamento

Come per molti altri aspetti della vita animale, anche qui conta con chi avviene l’esperienza.

Un animale:

  • accetta più facilmente l’acqua se accanto a una figura sicura,

  • reagisce meglio se percepisce calma,

  • si irrigidisce se sente tensione.

L’acqua amplifica le emozioni già presenti.

Non le crea: le rende visibili.


🔍 Sfatiamo qualche mito

  • “I cani amano l’acqua”

  • “I gatti odiano l’acqua”

  • “Basta abituarli”

✔ No.

Conta come, quando e con chi vivono quell’esperienza.

Lo stesso gesto può essere:

  • gioco per uno,

  • stress per un altro,

  • istinto per un terzo.


🧠 In chiusura

L’acqua non rivela se un animale è coraggioso o pauroso.

Rivela come il suo sistema emotivo legge il mondo.

Istinto, memoria, controllo.

Tre parole che spiegano perché, davanti alla stessa pozzanghera, qualcuno si lancia…

e qualcun altro si ferma.