Chi vive con un animale lo riconosce subito: in una famiglia, spesso uno diventa “la persona”.

Il cane che segue sempre la stessa figura. Il gatto che ignora tutti… tranne uno. Il coniglio che si rilassa solo in certe braccia.

È una scelta?

È carattere?

O c’è qualcosa di più profondo?

La scienza, oggi, è in grado di dirci che non è magia, né casualità, e nemmeno una forma di “preferenza affettiva” nel senso umano del termine.


🧠 Non è una scelta razionale (e questo è il primo punto fermo)

Su questo gli studiosi sono piuttosto concordi: gli animali non scelgono come sceglierebbe un essere umano.

Non confrontano, non valutano, non decretano chi è “migliore”.

Quello che fanno è rispondere a segnali emotivi, corporei e ambientali.

Quella che noi percepiamo come “preferenza” è il risultato di:

  • attaccamento,

  • apprendimento,

  • prevedibilità,

  • sicurezza emotiva.


🐶 Cane e gatto: due modelli emotivi diversi

🐕 Il cane: attaccamento sociale

Nel cane è stato osservato un modello di attaccamento molto simile a quello del bambino verso il caregiver, descritto da John Bowlby e successivamente applicato anche alla relazione uomo–animale.

Il cane:

  • sviluppa figure di riferimento primarie,

  • cerca quella figura nelle situazioni di stress,

  • utilizza la sua presenza come base sicura per esplorare l’ambiente.

In altre parole, il cane tende a “scegliere” chi:

  • è coerente,

  • è emotivamente stabile,

  • risponde in modo prevedibile.

Non chi dimostra più affetto, ma chi regola meglio il contesto emotivo.


🐈 Il gatto: attaccamento selettivo

Nel gatto l’attaccamento esiste, ma è più discreto e meno simmetrico.

La ricerca mostra che il gatto:

  • riconosce figure familiari affidabili,

  • è sensibile alla prevedibilità dell’ambiente,

  • manifesta stress quando viene separato dalla figura di riferimento.

Il gatto tende a legarsi a chi:

  • rispetta i suoi tempi,

  • non forza il contatto,

  • mantiene routine stabili.

Il fatto che lo mostri meno non significa che provi meno.


🐣 Imprinting e finestre sensibili

Un altro punto su cui esiste buon accordo scientifico riguarda le finestre sensibili.

Nei primi periodi di vita, molti animali:

  • apprendono chi è sicuro,

  • associano odori, voci e movimenti a esperienze positive,

  • costruiscono le prime mappe di fiducia.

Chi interagisce in modo positivo e coerente in queste fasi lascia una traccia duratura, anche a distanza di anni.


🔁 Il ruolo decisivo delle routine

Uno degli aspetti più solidi dal punto di vista scientifico è il ruolo della prevedibilità.

Gli animali:

  • amano la ripetizione,

  • associano emozioni positive alle routine,

  • costruiscono fiducia attraverso la coerenza quotidiana.

Piccoli esempi:

  • passeggiate senza tensione,

  • pasti gestiti con calma,

  • tono di voce stabile,

  • rispetto dei segnali di disagio.

Il legame non nasce da gesti eclatanti,

ma dalla ripetizione di esperienze emotivamente sicure.


🧪 Cosa possiamo misurare davvero

Oggi la scienza può osservare l’attaccamento animale attraverso indicatori oggettivi:

  • riduzione del cortisolo in presenza della figura di riferimento,

  • aumento dell’ossitocina durante interazioni positive,

  • posture più rilassate,

  • vocalizzazioni specifiche,

  • maggiore esplorazione dell’ambiente quando la figura sicura è presente.

Questi dati sono particolarmente robusti nei cani,

ma emergono anche in gatti e altri mammiferi.


❓ Dove la scienza si ferma

È importante dirlo chiaramente.

Non sappiamo se gli animali:

  • confrontino consciamente più umani,

  • provino emozioni complesse come orgoglio o gelosia simbolica,

  • abbiano una rappresentazione astratta del “preferito”.

Attribuire loro questi aspetti sarebbe antropomorfismo.

Negare l’attaccamento, però, sarebbe scientificamente scorretto.


🔍  SFATIAMO QUALCHE MITO

(per chiudere il cerchio)

❌ “Il mio animale mi vuole più bene perché lo coccolo di più”

✔ No.

Gli animali non misurano l’affetto in carezze, ma in coerenza e sicurezza.


❌ “Mi ha scelto perché sono speciale”

✔ Non in questo senso.

Gli animali non fanno confronti simbolici: si legano a chi è prevedibile e presente nel tempo.


❌ “Il cane ama di più chi gli dà da mangiare”

✔ Riduttivo.

Il cibo è un rinforzo, non un legame. Il legame nasce dalla regolazione emotiva.


❌ “Il gatto è indipendente, quindi non si lega”

✔ Sbagliato.

Il gatto si lega in modo selettivo e silenzioso, e riconosce chi rispetta i suoi confini.


❌ “Se mi segue ovunque, è amore”

✔ Non sempre.

Seguire può indicare attaccamento sicuro, ma anche ansia o bisogno di controllo.


❌ “L’amore basta”

✔ No.

Quello che costruisce davvero il legame è:

  • coerenza,

  • rispetto,

  • presenza emotiva.

È su questi elementi che si fonda l’attaccamento, come mostrano gli studi ispirati alla teoria di John Bowlby (questo video di YT è piuttosto esaustivo), applicata anche alla relazione tra animali e umani.


🧠 In chiusura

Gli animali non scelgono chi li ama di più.

Si legano a chi li fa sentire al sicuro.

E questa, forse, è una delle definizioni più oneste di relazione.